Archivio delle News

26-11-2018 - Ordinamento penitenziario. Art. 4-bis ord. pen. Collaborazione impossibile o irrilevante. Attualità di collegamenti.

La Suprema Corte ha ribadito alcuni importanti principi in materia collaborazione impossibile o irrilevante ed di attualità di collegamenti con la criminalità organizzata. Al fine del superamento di condizioni ostative alla fruizione di determinati benefici, è necessario che sia il condannato, nella sua istanza, a prospettare, almeno nelle linee generali, elementi specifici circa l'impossibilità o l'irrilevanza della sua collaborazione tanto da consentire l'ottenimento del risultato desiderato, non essendovi dubbio che solo in tal caso è possibile valutare se la collaborazione del condannato sia impossibile perchè fatti e responsabilità sono stati già completamente acclarati o irrilevante perchè una posizione marginale nell'esecuzione dei delitti non avrebbe consentito di conoscere fatti e compartecipi pertinenti alla esecuzione di livello superiore (Sez. 1, n. 47044 del 24/01/2017, Rv. 271474). È stato parimenti specificato che l'instante non ha l'onere di dimostrare la specifica impossibilità della collaborazione, ma soltanto di indicare la prospettazione di massima delle circostanze suffraganti la sua richiesta, restando poi alla competenza del Tribunale di Sorveglianza - al quale non è precluso alcun accertamento di ufficio in materia di misure alternative - la decisione finale assunta alla stregua dell'esame della documentazione agli atti (Sez. 1, 09.06.1998 n. 2923)… Gli elementi che escludono l'attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata, in detta ipotesi, devono essere acquisiti positivamente: ciò è conseguenza della particolare natura dei delitti menzionati e, in particolare, della natura mafiosa delle consorterie che vengono in rilievo; è, infatti, noto che il sopravvenuto stato detentivo dell'interessato non esclude la permanenza della partecipazione dello stesso al sodalizio criminoso di tipo mafioso, che viene meno solo nel caso, oggettivo, della cessazione della consorteria criminale ovvero nelle ipotesi soggettive, positivamente acclarate, di recesso o esclusione del singolo associato (Sez. 1, n. 46103 del 07/10/2014, Rv. 261272; Sez. 2, n. 17100 del 22/03/2011, Rv. 250021). La presunzione di permanenza del vincolo non è frutto di una finzione di carattere giuridico, ma piuttosto di una massima di esperienza, in base alla quale il sopravvenuto stato detentivo di un soggetto non determina la necessaria ed automatica cessazione della partecipazione al sodalizio criminoso di appartenenza, atteso che, in determinati contesti delinquenziali, i periodi di detenzione sono accettati dai sodali come prevedibili eventualità le quali, da un lato, attraverso contatti possibili anche in pendenza di detenzione, non impediscono totalmente la partecipazione alle vicende del gruppo e alla programmazione delle sue attività e, dall'altro, non fanno cessare la disponibilità a riassumere un ruolo attivo non appena venga meno il forzato impedimento (Sez. 1, n. 12907 del 23/11/2000,Rv. 218440). Ciò è coerente con l'elemento strutturale della fattispecie associativa e con l'oggetto giuridico del reato: il delitto è tipizzato in funzione del requisito essenziale e caratterizzante della proiezione indeterminata, verso il futuro e senza alcuna limitazione temporale, della progettualità delittuosa dei compartecipi. Il pericolo per l'ordine pubblico tutelato dalla fattispecie associativa insorge per il solo fatto del pactum sceleris e della pura e semplice disponibilità degli associati alla perpetrazione delle concorsuali attività delittuose. Di conseguenza, la permanenza è perfettamente compatibile con la inattività degli associati nella perpetrazione dei reati fine e, pure, con lo stato silente della associazione; sicché ha termine solo nel caso (oggettivo) della cessazione della consorteria criminale ovvero nei casi soggettivi, concernenti i singoli associati, del recesso o della esclusione del compartecipe, positivamente acclarati. Tali considerazioni - pare superfluo affermarlo - sono ulteriormente rafforzate quanto al vincolo derivante dall'appartenenza ad un clan di tipo mafioso al quale l'associato è legato tendenzialmente per tutta la vita in maniera assai forte (Sez. 1, n. 46065 del 22/10/2015, Rv. 265313) (Cass. 30/07/2018 n. 36457).


News

26-11-2018 - Ordinamento penitenziario. Liberazione anticipata.
Ai fini della revoca della liberazione anticipata per delitto non colposo commesso dal condannato «nel corso dell'esecuzione» -intesa, per... [ Leggi tutto ]

26-11-2018 - Ordinamento penitenziario. Art. 4-bis ord. pen. Collaborazione impossibile o irrilevante. Attualità di collegamenti.
La Suprema Corte ha ribadito alcuni importanti principi in materia collaborazione impossibile o irrilevante ed di attualità di collegamenti con... [ Leggi tutto ]

26-11-2018 - Ordinamento penitenziario. Art. 47 ord. pen.
All’esito del periodo di affidamento in prova ai servizi sociali, il tribunale di sorveglianza deve valutare l’intero arco di svolgimento ... [ Leggi tutto ]

26-11-2018 - Ordinamento penitenziario. Art. 47-ter, comma 1, lettera b), e 8 ord. pen.
La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 47-ter, comma 1, lettera b), e 8, della legge 26 lug... [ Leggi tutto ]

26-11-2018 - Ordinamento penitenziario. Questione di legittimità costituzionale dell’art. 58-quater, primo, secondo e terzo comma, ord. pen. Detenzione domiciliare speciale.
La Suprema Corte ha sollevato, di ufficio, questione di legittimità costituzionale - con riferimento agli artt. 3, primo comma, 29, primo comma... [ Leggi tutto ]